Una goccia di ricchezza


Correva l'anno scolastico 2002/03 quando, tra i titoli proposti per la prima prova della maturità, il problema della scarsezza idrica faceva capolino. Già da diversi anni in molti avevano previsto che, dopo il petrolio, l'acqua sarebbe diventata una risorsa tanto scarsa quanto preziosa al punto da poter addirittura scatenare conflitti per averne il controllo.
A distanza di 8 anni quell'ipotetico futuro è più vicino, anche se, fortunatamente, ad oggi in Italia non si parla di guerre bensì di referendum.
IL REFERENDUM DEL 12 E 13 GIUGNO
Tra polemiche e veleni, domenica 12 e lunedì 13 giugno gli italiani sono chiamati ad esprimersi riguardo la privatizzazione dell'acqua pubblica. Precisamente, il referendum chiede l'abrogazione di due articoli della legge Ronchi secondo i quali:
E' bene chiarire che votando Sì sarà possibile abrogare la riforma, mentre se vincerà il NO i due articoli troveranno applicazione.
LA SITUAZIONE ATTUALE
Attualmente, per legge, tutta l'acqua è proprietà del demanio benché essa sia governata dagli enti locali sulla base degli ambiti territoriali ottimali definiti dalle Regioni.
Purtroppo, quasi la metà dell'acqua prelevata si disperde nelle condutture e 1/3 della popolazione la riceve in modo discontinuo e inadeguato. Per l'adeguamento delle reti idriche è stimata una spesa di diverse decine di miliardi di euro, cifra che gli attuali gestori non possono sborsare.
PRO E CONTRO
I fautori del no intravedono nella riforma la possibilità di soddisfare l'esigenza di realizzare una gestione industriale del servizio idrico, a fronte di un ammodernamento della rete distributiva.
Molti comitati si sono invece costituiti per "l'acqua bene comune", sostenitori di una gestione trasparente e democratizzata che preveda il controllo da parte dello Stato e la creazione di un'autorità indipendente che monitori le tariffe applicate e la congruità delle stesse rispetto alla qualità del servizio erogato.
Autore: Dr. Luca Troiani
PER APPROFONDIRE